Aurora a Prima Vista

L’aurora boreale è quella danza di luci nel cielo che si manifesta tutto l’anno lungo il Circolo Polare Artico. Tutti la fotografano, tutti la riprendono, tutti la pubblicano ma in pochi la raccontano. Pochi raccontano cosa c’è dietro quello scatto: il rimanere immobili per almeno 30 secondi o il rimanerci due ore a causa del gelo, la caccia ininterrotta ed ansiosa col minivan, il buio totale ed il disorientamento quando ti trovi circondato dal buio. Ladies and quasi gentleman, vi racconto il giorno in cui ho conosciuto l’aurora boreale.

Erano gli inizi di un nuovo anno, il 2018. Come ogni Capodanno ti siedi a tavolino e tiri somme dell’anno trascorso creando allo stesso tempo numerosi propositi per quello nuovo, scoprendo infine di non averne rispettato neanche la metà. La categoria dei viaggiatori, brutti o chicchessia, stila una serie di luoghi che vorrebbe visitare nell’anno poichè l’anno prima non ci era riuscito così come quello precedente. Negli anni passati ho visitato l’Australia, l’Alaska, la Nuova Zelanda e la Groenlandia stando comodamente incollato con le chiappe su una sedia nella mia stanza, con ancora tutti e due i reni.

Un normalissimo giorno di gennaio post Capodanno mi trovo a riguardare lo Hobbit per l’ennesima volta, un film maledetto per chi ama l’avventura ed ha sempre lo zaino pronto per viverne una. Termina il film e la prima cosa istintiva è quella di andare su Skyscanner per la ricerca di voli. Avevo voglia di partire, di una nuova avventura, di un viaggio che fosse una sfida. Cerco e ricerco, ricerco e cerco. Dopo varie Svetlana vuole conoscerti e Complimenti! Sei il nostro milionesimo visitatore l’ispirazione arriva come la poesia di Natale del cuginetto quando stai per divorare il piatto della vigilia. Volevo andare in Norvegia per vedere l’aurora boreale.

Dopo 3 settimane di preparazione psicologica, preparazione zaino ed armamentari vari, arriva il giorno della partenza per Tromsø . Era la prima volta che mi spingevo così a Nord. Avevo un po’ d’ansia da prestazione, un po’ di paura dell’ignoto, preoccupazione per il freddo che avrei trovato… insomma mi stavo facendo qualche pippa mentale. Metto piede a Tromsø alle 22.30 di Venerdì dopo 10 ore di viaggio e la prima cosa che faccio è guardare in cielo: nevicava. Arrivo in ostello per l’auto check-in (Tromso Activities) che a primo impatto mi sembra una casa disordinata, poso lo zaino e mi precipito fuori, pronto a vedere l’aurora boreale, secondo me. Mi sentivo un po’ come un’anima in pena che gira al supermercato in cerca di quella cosa che deve comprare assolutamente e non la trova.

C’erano -10°C, non c’era anima viva in strada, la neve era alta e l’illuminazione diventava sempre più rara man mano che mi allontanavo dalla città. Cammino fino a trovarmi nei boschetti circondari della città dove trovo un cimitero. Il cielo era ancora nuovoloso, sapevo che le probabilità di vedere l’aurora quella sera erano bassissime. Attraverso questo cimitero sperduto e calmo, con le lanternine che brillavano nel buio, la neve che schricchiolava sotto i piedi, il morale basso per la prima speranza svanita. Decido, dopo un altro paio di km nel freddo, di ritornare in ostello. La caccia all’aurora quella sera era già conclusa.

Nuovo giorno, nuova avventura! Vado in giro già dalle prime luci del mattino, voglioso di scoprire ciò che offriva la città ed i suoi dintorni. Arrivato il pomeriggio decido di prendere la funivia (Fjellheisen) che permette di arrivare al monte Tromsdalen, dal quale si ha un panorama mozzafiato del circondario. Vago per il monte innevato fino al tramonto, con uno spettacolo di luci meraviglioso. La temperatura inizia a calare, il vento per fortuna non è forte, il fisico inizia a risentire del freddo. Decido di ritornare alla baita in montagna per riscaldarmi e riprendere le forze, pronto per l’uscita serale in montagna, con la sola luce della luna piena e con la mia ombra che fa compagnia. Comincia la scalata verso il punto più alto del monte, cercavo di allontanarmi il più possibile dall’inquinamento luminoso della città sottostante. Raggiungo un punto comodo per riposarmi, poso il mio zainetto, guardo verso la città, guardo in cielo. Niente. Riprendo a salire, gli occhi iniziano man mano ad abituarsi all’oscurità, la temperatura continua a calare. Continuo a sbattere le mani sulle gambe per ravvivarne la circolazione, i piedi iniziavano ad accusare il freddo della neve. Mi fermo di nuovo. Oscurità. L’istinto mi dice di guardare in cielo, nella speranza di trovare qualcosa. All’improvviso noto una strana nebbiolina in lontananza che ondeggiava. “Boh, sarà una normale nebbia di fumo” mi dico.

Riprendo lo zaino e le forze, ricomincio nuovamente a salire verso questa cima che non vedevo più. Ormai camminavo per inerzia e testardaggine. Mi rigiro dove avevo visto quella strana nebbiolina e noto che era diventata più grande. Si muoveva, sembrava uno degli screen saver di Windows. E all’improvviso il lampo verde. La nebbiolina diventa una luce verde che danza in aria, spostandosi e contorcendosi. Si dissolve e ricomincia. Comincio a cantare in mezzo al buio della montagna, come Archimede che grida Eureka alla sua invenzione.

Stavo assistendo allo spettacolo unico dell’aurora boreale.

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